giovedì 7 novembre 2013

Il ventennio berlusconiano: una breve sintesi



Tante cose vengono dette e ripetute a proposito dell'epoca berlusconiana, eppure mi sembra che l'elemento che la contraddistingue sia sempre ignorato. Quell'elemento risiede nel termine "libertà" che compare nel nome del partito: la domanda fondamentale che dobbiamo porci è "che libertà è quella del Popolo della Libertà"?

La tendenza politico-culturale del nostro tempo spinge verso l'estraniazione dalla sfera politica, per trovare rifugio una sfera privata cui il benessere del nostro secolo ha dato mille comodità, mille piaceri, addirittura la possibilità attraverso internet e la TV di avere un contatto con il mondo, senza essere realmente nel mondo. La destra in questi anni ha colto perfettamente questa tendenza, l'ha incentivata e l'ha spinta fino alle conseguenze più dannose per lo Stato. L'italiano non vuole semplicemente godere in pace nella propria casa, vuole godere in pace libero dalle leggi, dai vincoli della burocrazia, dalle esigenze della comunità. Berlusconi ha stretto un nuovo contratto sociale, se così lo si può definire: "lasciatemi compiere tutte le malefatte di cui sono capace, corrompere giudici, evadere il fisco, stringere patti con la mafia; in cambio del vostro silenzio io vi esonererò dalla necessità di uscire di casa e condurre la macchina statale, anzi questa macchina statale cercherò di ingolfare e danneggiare in ogni occasione. Lasciatemi libero di corrompere, e potrete farlo anche voi; lasciatemi libero di evadere, e potrete farlo anche voi; lasciatemi libero dai vincoli della legge, e lo sarete anche voi". 

Un contratto sociale che ha distrutto tutti i legami della società, in nome di una libertà che non saprei come definire se non come "anarchica". Qui il paradosso più grande, ma che forse è un paradosso soltanto per chi non è calato all'interno di questa mentalità: il voto dato al leader autorevole, al capo di un esercito parlamentare di mussoliniana memoria, è un voto dato all'anarchia.

venerdì 27 settembre 2013

L'inopportunità di Barilla sulla comunità LGBT



Guido Barilla, noto industriale italiano, intervistato a "La Zanzara", ha affermato: 

"
Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. 
Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri"

(Per chi volesse sentire l'intervista completa, rimando a: http://www.youtube.com/watch?v=lshUnKkNH5A
).


Personalmente, trovo l’affermazioni di Barilla totalmenta inopportuna. Non è questione di condividere o meno la sua posizione, e neppure di mettere in discussione la libertà di pensiero e di parola.

E’ questione solo ed unicamente di opportunità.

Mi spiego: fosse una opinione scambiata a cena con i parenti, o al mulino con Banderas, nessun problema; si tratterebbe di una personalissima opinione fatta in un contesto privato, opinione condivisibile o meno, ma rispettabile. Nessuno intende mettere in discussione la libertà individuale di espressione delle proprie idee.
Tuttavia, nel momento in cui decide di esprimere quella stessa opinione a “La Zanzara”, programma oltretutto noto per la sua capacità di diffusione di gaffes, Barilla ha ampiamente scavalcato il limite che delimita l’ambito privato: si trova completamente immerso nell'ambito pubblico, e “fa politica”, volente o nolente, che ne sia consapevole o meno. Fa politica perché esprime un messaggio molto chiaro sulla società, che arriva agli orecchi di milioni di persone e che è in grado di modificare le loro opinioni.

Quando parlo di “inopportunità”, mi riferisco proprio a questo: in un Stato in cui la legislazione civile non tutela i diritti della società LGBT, ed in un contesto sociale in cui l’omosessualità è ancora percepita con sospetto, diffidenza e disprezzo, le parole di Barilla non si limitano ad esprimere la politica pubblicitaria della sua azienda, ma hanno grande influenza sulla mentalità della popolazione: portano acqua al mulino dell’omofobia, accrescono nei tradizionalisti la convinzione delle proprie idee, e di conseguenza il partito del “no ai diritti ai gay” si accresce nel numero dei suoi aderenti e nella forza del suo messaggio.

Barilla, in altre parole, non si limita a fornire informazioni sui contenuti delle proprie pubblicità, ma (probabilmente senza rendersene conto) irrompe con decisione nel dibattito pubblico sui diritti alla società LGBT.

Chiedo: abbiamo bisogno, in un paese che ha estrema difficoltà a civilizzarsi e ad accettare la diversità sessuale, di queste prese di posizione da parte di personaggi potenti ed influenti? La mia risposta è no.

“
Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri", ha affermato Barilla. 
Ecco, caro Barilla, sei in contraddizione con te stesso. Con le tue parole hai portato acqua al mulino del “no ai diritti alla società LGBT”. Non hai soltanto “infastidito” la comunità dei gay, hai fatto qualcosa di molto più grave: hai contribuito a disseminare di ostacoli il percorso dell’eguaglianza nella società italiana.

martedì 20 agosto 2013

"Blurred Lines" di Robin Thicke, o "La società occidentale"




Il testo parla da sé, ed è inutile commentarlo (qui potete leggere il testo tradotto). Ma il video, se possibile, fa anche meglio. Ritratto migliore della società occidentale attuale non si poteva realizzare.
Ci riferiamo, ovviamente, alla hit di questa estate, da oltre due mesi al primo posto nelle classifiche pop:
"Blurred Lines", di Robin Thicke ft. T.I., Pharrel.

(Guarda il video)

Nessun dettaglio è lasciato al caso: ogni elemento del video ha un preciso significato, è un simbolo.
C'è tutto: il maschio dominante con il suo "kit da caccia" a base di occhiali ed abiti tamarri; la donna semi-nuda costretta a starnazzare (in silenzio) per avere un ruolo di co-protagonista; la donna che presta servizio (e pongo l'attenzione sull'etimologia di "servizio", da "servire, servitù") all'uomo accendendogli la sigaretta (con un accendino rigorosamente enorme e falliforme, ovvio), uomo che poi le soffia il fumo in faccia, facendola tossire (quale rappresentazione migliore dell'abuso legittimato?); l'uomo che si prepara un cocktail a base di Remy Martin V, per chi non lo sapesse l'ultimo "modello" di Cognac realizzato dall'antico brand Remy Martin (come a dire: "siamo fighi e all'ultima moda anche in quello che beviamo"). Significativi anche gli abiti delle modelle nel video, a base di plastica da confezione, collane d'oro e scarpe rigorosamente altissime: così come troviamo i prodotti impacchettati nei supermercati, decorati con qualche dettaglio accattivante, abbiamo anche le donne-oggetto bell'e pronte ad essere utilizzate, con un paio di collane a fornirgli valore. Come a dire: il valore non è nella donna, ma in quello che (non) ha addosso, nel modo in cui si comporta con il maschio; e le scarpe alte stanno a significare il supporto necessario (funzionale all'aspetto, ovvio) alla donna per essere ai livelli del maschio.

Insomma, un riassunto della mentalità capitalista e sessista ai massimi livelli: l'uomo intraprendente vincente e la donna oggetto da selezionare sugli scaffali dei grandi magazzini della società.
A proposito: nel video compare anche un agnello, a ricordarci che questa visione "maschiocratica" viene perfettamente legittimata dal cattolicesimo.

mercoledì 15 maggio 2013

L'incoerenza di Casaggì: squadrismo no, squadrismo sì



Stamattina nel polo universitario di Novoli ci sono stati scontri tra militanti di Casaggì e del Collettivo di Scienze Politiche. Questo il comunicato emesso dal blog ufficiale di Casaggì:

"CASAGGì: SCONTRI AL POLO DI NOVOLI PER ELEZIONI UNIVERSITARIE.
CINQUANTA MILITANTI DELLA SINISTRA ANTAGONISTA ARMATI DI CASCHI E CATENE AGGREDISCONO SETTE MILITANTI DI CASAGGì. FAR-WEST DI MEZZOGIORNO TRA CENTINAIA DI STUDENTI. GLI AGGRESSORI, QUASI TUTTI ARMATI, HANNO AULE CONCESSE DAL RETTORE E HANNO CONVOCATO SERVIZI D’ORDINE ESTERNI ALL’UNIVERSITA’. UN FERITO ACCERTATO TRA I NOSTRI ATTIVISTI E LA CERTEZZACHE CONTINUEREMO A DIFENDERE LE NOSTRE IDEE E I NOSTRI DIRITTI A QUALSIASI COSTO."


Mi permetto di spendere due righe sull’evento.

Cari militanti di Casaggì, desidero esprimere piena solidarietà per quanto vi è successo. L'azione squadrista è una modalità orribile dell’attività politica, e quando un gruppo (a prescindere dal colore) si esprime con la violenza non si può che esprimere profonda solidarietà nei confronti delle vittime.
Tuttavia, cari militanti di Casaggì: quando vi trovate in una situazione come quella odierna, ricordatevi che il periodo storico ed il movimento che sostenete, inneggiate e cercate di portare alla ribalta storica utilizzava esattamente questi metodi violenti e squadristi, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Per quanto indubbiamente si condannino azioni come queste, non ci si può che vedere tanta, troppa contraddizione: vi lamentate delle azioni squadriste proprio voi che il 25 aprile siete andati a portare fiori sulle tombe dei caduti della Repubblica Sociale di Salò, ovvero sulle tombe chi faceva dell'azione squadrista e della violenza il suo metodo politico ordinario e quotidiano.
Bene, benissimo condannare lo squadrismo: ma allora si dimostri coerenza, e si condanni lo squadrismo di ogni epoca storica: non solo quello che si subisce il giorno 15 maggio 2013 da parte della “sinistra antagonista”.
Non mi sembra, sinceramente, che lo facciate, quando salutate “alla romana” e esponete simboli fascisti.
Non lamentatevi se vi succedono cose che quelle odierne: e' purtroppo la diretta conseguenza delle opinioni storico-politiche che sostenete.



venerdì 3 maggio 2013

No ai diritti ai gay: perché?



Il 23 Aprile 2013 l'Assemblea Nazionale francese ha ufficialmente dato il via libera, con 331 voti a favore e 225 contrari, al provvedimento che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'adozione da parte di famiglie composte da coniugi omosessuali.
I partiti di opposizione hanno immediatamente annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale; in piazza, a Parigi, si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, dopo giorni di mobilitazione popolare per affermare il "no" alle nozze gay.

Non è che uno (certo, forse il più eclatante) degli eventi che hanno riacceso il dibattito sulla legittimità dei matrimoni tra omosessuali. Il mondo conservatore, non solo francese, ribadisce continuamente la propria assoluta contrarietà nei confronti delle nozze gay (per non parlare delle adozioni): in base a che argomenti lo fa? 
In questo articolo ci proponiamo di analizzare le argomentazioni "tipo" del conservatore doc a sostegno del proprio rifiuto nei confronti dei matrimoni omosessuali; la discussione relativa al tema delle adozioni è rimandata ad un'altra sede, in quanto estremamente più lunga e complessa.

Premessa: l'espressione "conservatore doc" non vuole avere alcun significato dispregiativo. Utilizzo tale espressione per indicare una sorta di "minimo comun denominatore" della mentalità conservatrice.

Gli argomenti solitamente proposti dal conservatore doc sono due, il secondo dei quali a sua volta ramificato in due ulteriori argomentazioni:
- perdita dell'identità culturale nazionale, imperniata su nuclei familiari composti da individui di sesso opposto; - "innaturalità" del matrimonio gay, conseguente alla 1. "innaturalità" dell'omosessualità; 2. concezione del matrimonio come "unione coniugale con fine riproduttivo".

Analizziamo nel dettaglio questi argomenti, valutando quanto effettivamente contengano di vero e quanto invece derivi da pregiudizi (in larga parte religiosi) sulla natura dell'uomo, della società e della realtà.

Per quanto riguarda il primo argomento, secondo il conservatore doc la legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali porterebbe alla perdita dell'identità culturale, incentrata su famiglie "tradizionali": la motivazione principale per negare agli omosessuali la possibilità di sposarsi, dunque, deriverebbe dal semplice fatto che "nel passato ciò non era possibile". Che dire, il più chiaro manifesto del conservatorismo: perché dire di no alla "novità"? perché è innovativa!
E' evidente come questo in realtà non sia un "argomento" nel vero senso della parola, ossia una motivazione reale e persuasiva, ma soltanto una presa di posizione (a prescindere) del tutto immotivata, o meglio: motivata da una implicita "sacralizzazione" ed assolutizzazione della tradizione. E' tutto da dimostrare, tuttavia, che la tradizione sia "sacra" (qualsiasi cosa questo voglia dire), assoluta e da difendere ad ogni costo. Il conservatore doc, in questo senso, ci deve spiegare su che basi afferma la "sacralità" della tradizione: in altri termini, su che base afferma che l'assetto tradizionale di una società sia l'Assetto (con la "a" maiuscola) della società in generale. Dare una risposta soddisfacente a tale questione è molto complesso: di fatto, due millenni di riflessione filosofica non ci sono riusciti. E' la vecchia storia della nietzscheana "morte di Dio": una volta compreso che la concezione religiosa tradizionale non è una lettura della "trama del cosmo", non è la Verità con la "v" maiuscola, per intenderci,  ma soltanto una personale posizione sulla realtà (un semplice punto di vista, insomma), affermare che l'assetto di una società rispecchia l'ordine delle cose (naturale o voluto da Dio, è indifferente) risulta impossibile.
Di conseguenza, la posizione intellettualmente più onesta che possiamo e dobbiamo assumere, pena l'affermazione di tesi infondate, è una posizione laica: la società ha il particolare assetto che ha non perché tale assetto rispecchia un qualche ordine inscritto nell'universo o voluto da Dio, ma "perché gli uomini hanno deciso così". L'assetto della società, con tutti i suoi costumi e le sue "istituzioni" (nel senso di modelli di comportamento che si sono affermati nel tempo divenendo la normale vita quotidiana delle persone) non è qualcosa di "oggettivo", bensì di "convenzionale": il fatto che in un Paese vigano determinate usanze ed istituzioni è un fatto che deriva dalla combinazione di fattori sia storico-geografici sia casuali. Pertanto, la tradizione deve essere concepita come una entità generatasi casualmente, in base alle condizioni storico-geografiche di un dato paese ed alle necessità di una data popolazione, ed aperta a modificazioni: non certo come un qualcosa di assoluto e dato una volta per tutte. Chi afferma che la tradizione deve essere difesa a tutti i costi, semplicemente perché "è la tradizione", lo fa senza fornire giustificazioni valide. 

(Intendiamoci: difendere la tradizione per interessi personali, economici o politici che siano, come nel caso dell'opposizione all'abolizione della schiavitù, non è una giustificazione valida. Qui stiamo parlando di prese di posizione sulla base di un ragionamento imparziale, politicamente neutro: e non sulla base di prese di posizione, appunto, "politiche". Si può benissimo dire che "difendo la tradizione e rifiuto i matrimoni gay perché così voglio che sia la società in cui vivo", ma in tal caso bisogna avere l'onestà intellettuale di dire che si tratta di una posizione personale dettata dalla propria visione del mondo, e non dalla difesa di un ordine "oggettivo"; che tale imposizione del proprio punto di vista agli altri sia qualcosa di illegittimo è un altro conto, di cui discuteremo più avanti nell'articolo).

Il mio punto di vista, formulato sulla base di una prospettiva laica ed utilitarista sulla società, è che la tradizione non deve essere una "maglia di forza", bensì un sostegno utile ai cittadini. La tradizione, cioè, deve costituire un elemento accomunante, una sorta di "focolare" comune intorno a cui si raccoglie l'unità di un paese: e non deve certo essere un fattore discriminatorio e negatore di diritti ad una minoranza dei cittadini. I tempi cambiano, e con essi le esigenze e le rivendicazioni degli uomini; se la nostra identità culturale cristiana ci porta a negare diritti fondamentali a dei concittadini, la cui unica "colpa" è avere un orientamento sessuale difforme dalla media, è sicuramente una identità culturale non libertaria da rifiutare e combattere con tutte le forze. 


Per quanto riguarda il secondo argomento: il conservatore doc rifiuta la possibilità del matrimonio tra persone dello stesso sesso sulla base di due argomentazioni: la prima è che un matrimonio di questo tipo viene meno allo scopo "riproduttivo" che, a suo parere, l'unione coniugale dovrebbe avere; la seconda è che l'omosessualità è un orientamento sessuale "innaturale", una sorta di patologia psicofisica dell'individuo.

Vengo immediatamente a questa seconda argomentazione, così da sbarazzarcene una volta per tutte: l'omosessualità non è una malattia, ma un orientamento sessuale congenito di individui di qualsiasi specie, sia umana che animale. Negli ultimi quindici anni sono stati trovati fenomeni omosessuali in 1500 specie animali (per chi volesse farsi un'idea più precisa, rimando a questo link): alla faccia della "innaturalità" dell'omosessualità! 
E' inevitabile, perciò, chiedersi quale significato il conservatore doc dia al termine "natura", e che cosa di conseguenza interpreti come "naturale" e "innaturale". Viene da sé che "naturale" non può che significare "esistente in natura, intrinseco all'ordine delle cose": l'omosessualità, in questa prospettiva, è un fenomeno perfettamente "normale", in quanto è un orientamento sessuale che, appunto, si ritrova in natura; e la ricerca scientifica sta giungendo a dimostrare che l'orientamento sessuale di un individuo deriva dalla sua conformazione genetica, e che pertanto è una semplice configurazione di geni a determinare se egli avrà gusti "etero" o "omo". L'omosessualità, in poche parole, non è dovuta ad un malfunzionamento dell'organismo o ad una patologia psicologica, ma alla conformazione genetica. Cosa c'è di più "naturale" del DNA?

Tuttavia, il conservatore doc ignora tutto ciò, ed impone alla realtà il suo concetto di "natura", basato su un pregiudizio di derivazione religiosa. Quando afferma il carattere "innaturale" o, peggio, patologico dell'omosessualità, il conservatore doc manifesta la mentalità religiosa e dogmatica più spicciola, che assume come "naturale" ciò che è scritto nella Bibbia e tramandato dagli avi. Tuttavia, si tratta di un pregiudizio, un pericoloso pregiudizio, privo di fondamento reale e scientifico.

Tornando alla prima argomentazione: il conservatore doc è fermamente convinto che il matrimonio sia una istituzione finalizzata alla procreazione, e che dunque due persone omosessuali, impossibilitate a generare figli (per ovvie cause biologiche), non abbiano diritto a sposarsi.
Che dire, allora, di tutte quelle persone non feconde a causa di malattie congenite, o che semplicemente non vogliono avere figli per una scelta di vita? Non hanno forse anch'esse diritto a sposarsi? Immagino che il conservatore doc non gli negherebbe questa possibilità. Perché allora gli omosessuali non possono sposarsi? Perchè sono "omosessuali", forse?
Anche questo argomento, alla fine dell'analisi, risulta infondato e motivato da un pregiudizio nei confronti dei gay. Il matrimonio non è una istituzione "naturale", come crede il conservatore doc (l'uomo di Neanderthal era solito sposarsi? non credo), bensì una istituzione civile, cioè nata con la società. In quanto tale, è una entità soggetta a modificazioni, in linea con lo "spirito dei tempi": quello attuale spinge verso l'universalizzazione dei diritti, e non si vede perché si debba negare il diritto del matrimonio agli omosessuali, normalissimi cittadini che hanno uno dei due orientamenti sessuali previsti dalla natura.


Ritengo che la chiusura da parte dei conservatori all'estensione dei diritti ai gay abbia due motivazioni: una legata agli interessi di potere, l'altra ad un non ben identificato "timore" verso il cambiamento. Motivazioni implicite che si celano, come sempre è accaduto nella storia, sotto gli espliciti richiami alla "purezza" della tradizione ed alla integrità della religione cristiana.






mercoledì 10 aprile 2013

Il volto dell'omofobia





Questa foto vi fa schifo, vi suscita un sentimento di repellenza, vero?
Ecco, allora vi dovrebbe fare schifo anche l'omofobia: quest'uomo, Wilfred de Brujin, è stato picchiata a sangue perchè gay. La sua colpa? Camminare mano nella mano, nelle strade di Parigi, con il suo compagno. 

Condividi, in nome della lotta all'omofobia, all'ignoranza, al pregiudizio


martedì 9 aprile 2013

Stadi vuoti ed errori arbitrali: un sistema che funziona perfettamente



Il calcio è senza ombra di dubbio uno dei più straordinari (ed emblematici) fenomeni dell'Italia di oggi: ogni domenica migliaia di tifosi si recano allo stadio, e milioni di persone si piazzano davanti alla televisione sintonizzati sugli emittenti sportivi.
Il calcio è in grado di suscitare emozioni fortissime: ore ed ore in curva sotto la pioggia, giornate trascorse in fibrillazione ad aspettare la partita di Champions League, lunghe attese all'aeroporto ad aspettare la squadra di ritorno da una storica vittoria sul campo dell'odiata rivale; derby, sfottò, lacrime per una vittoria sfumata all'ultimo minuto. Il calcio è uno sport che suscita passioni immense, che il "profano" non potrà mai riuscire a capire.
Per milioni di italiani, la vita non sarebbe la stessa senza il calcio.

Una domanda, però, sorge spontanea: ne vale veramente la pena? Hanno veramente un senso tutte le energie emotive consumate ogni domenica, tutti le centinaia (quando non migliaia) di euro spese ogni anno per la propria squadra del cuore?

Questa domanda, perfettamente legittima, viene in mente ad ogni tifoso, ogni domenica sera, quando guarda la moviola delle principali trasmissioni sportive. Ogni settimana si assiste ad una quantità inquietante di errori arbitrali, che falsano l'esito delle partite e rendono nulli gli sforzi di giocatori ed allenatori che hanno preparato con meticolosità tattica il match della domenica.

"Tutti gli errori si compensano", è la frase più ricorrente dei vari commentatori. Nulla di più falso: chiunque segua con sufficiente attenzione il campionato italiano si rende conto perfettamente che, se è vero che molti errori sono casuali, ci sono delle squadre (solitamente quelle di alta classifica, su tutte Juventus e Milan) che vengono sistematicamente favorite dagli arbitraggi. La maggior parte delle squadre ha un saldo più o meno nullo dei punti guadagnati/persi a causa degli errori arbitrali: ma alcune squadre, ogni anno, si trovano ad avere molti più punti di quanto meriterebbero a causa dei fischi a favore.

Il fatto che pochi club ricevano un trattamento arbitrale favorevole è un caso, oppure risponde ad una precisa logica economica? Io provo ad effettuare la mia analisi, dati alla mano, per farvi capire quanto sia marcio il "Sistema calcio" e quanto esso abbia interesse che tutto rimanga così come è: ognuno di voi si formi la propria opinione.

Il calcio, soprattutto dopo i nuovi regolamenti sul tetto spese (che, al contrario di quanto potrebbe sembrare, sono dei provvedimenti estremamente "conservatori": nella impossibilità di attingere a fondi "esterni", i club medio-piccoli non potranno mai competere con i top club), deve essere concepito come un Sistema costituito non solo dalle società calcistiche e dai tifosi, ma anche (e soprattutto) dalle società televisive, dalle testate giornalistiche, dall'associazione degli arbitri e da tutte quelle aziende (di qualsiasi settore) collegate allo sport. Le società calcistiche, compresi tutti i tifosi e tutti i tesserati, non sono che una piccolissima fetta della grande "torta": per darvi una idea, nel campionato 2011-12 gli incassi totali delle società grazie agli stadi è stato di 73 milioni di euro, una cifra inferiore di 30 milioni alla somma incassata dalla Juventus FC per i diritti televisivi nel 2012-13 (103 milioni). 
(Se volete farvi un'idea più precisa della assoluta irrilevanza degli incassi da stadio rispetto a quelli dei diritti televisivi, vi do due link: qui i dati ufficiali relativi agli incassi-stadio, qui quelli relativi ai diritti tv).

Come appare immediatamente dalle somme di denaro stanziate, ciò che conta nel Sistema calcio non sono gli spettatori presenti negli stadi (che pure sono il cuore pulsante dello sport), ma i milioni di telespettatori piazzati davanti alla TV. Al vertice del Sistema vi sono dunque le aziende televisive (Sky e Mediaset Premium su tutti) e, molti gradini sotto, le testate giornalistiche (soprattutto sportive): sono i due elementi che, infatti, hanno più interesse a che il Sistema calcio funzioni, in quanto un campionato di alto livello e seguito da un numero maggiore di spettatori significa più incassi, in termini soprattutto di pubblicità. Ma non sono certo gli unici: tutto il meccanismo degli sponsor, ad esempio, dipende dal rendimento delle squadre a livello nazionale ed europeo.

Chi comanda, dunque, sono le aziende televisive. Senza i soldi dei diritti televisivi, i club non potrebbero neanche lontanamente coprire le spese. Bisogna dunque chiedersi: quale è la situazione maggiormente preferibile dalle società televisive? In altri termini: quale è la situazione che permette alle aziende televisive di incassare più soldi grazie alle pubblicità?
Ovviamente: una situazione in un cui i club di alto livello (che dispongono di più tifosi, sparsi per tutta Italia, e dunque costretti a seguire le partite in TV) si piazzano nelle parti alte della classifica: questo in quanto il tifoso ha più interesse a seguire una squadra che lotta per vincere il campionato o per raggiungere un piazzamento in Champions League. Se poi spostiamo lo sguardo dal piano nazionale a quello europeo, la situazione è ancora più chiara: le aziende televisive e giornalistiche hanno più interesse che in Champions League o in Europa League vadano la Juve, il Milan ed il Napoli, piuttosto che il Catania, la Fiorentina ed il Cagliari: molto semplicemente perché, piazzati davanti al televisore il martedì o il mercoledì sera, vi sarà un maggior numero di tifosi, e ciò significa che i privati stanzieranno somme maggiori per avere uno spazio pubblicitario.
Discorso simile per quanto riguarda le testate giornalistiche: una Juventus che vince il campionato permette a Tuttosport di vendere più copie, per fare un esempio.

E' dunque facilmente intuibile che le società televisive e le testate giornalistiche hanno maggiori interessi che le squadre con più tifosi gravitino nelle parti alte della classifica: per il semplice fatto che, in tale modo, posso vendere il "prodotto" ad un maggior numero di utenti. 

Per quanto riguarda gli arbitri: nell'attuale Sistema calcio, gli errori arbitrali servono, sono necessari; di più: sono addirittura utili ed auspicabili. Per due motivi fondamentali: il primo è che gli arbitri, a livello di serie A, non sono più semplici direttori di gara, ma veicolatori di ricchezza: un semplice fischio in una direzione piuttosto che in un'altra è in grado di spostare una ingente quantità di milioni di euro: pensate semplicemente ad una sfida decisiva, nell'ultima giornata di campionato, che coinvolge due squadre in lotta per l'ultimo piazzamento utile in Champions League: un rigore, che decide il risultato finale, fischiato ad una delle due squadre sposta 20 milioni di euro alla squadra vincitrice.
Dal momento che gli errori arbitrali sono in grado di decidere la classifica di un campionato, e dalla classifica finale di un campionato dipende la quantità di milioni di euro incassati l'anno successivo dalle aziende televisive e giornalistiche (ma più in generale, da tutto il Sistema), è difficile, molto difficile pensare che gli arbitri siano pienamente autonomi nelle loro conduzioni di gara. Perciò, eliminare la possibilità degli errori arbitrali (con la moviola ad esempio, che guarda caso non riesce ad essere introdotta) significherebbe privare le aziende televisive della possibilità di massimizzare gli incassi pubblicitari. 
Il secondo motivo che rende gli errori arbitrali utili al Sistema riguarda non il piazzamento delle squadre ma l'audience dei vari programmi televisivi: come si riempirebbero ore ed ore di trasmissioni, senza le polemiche derivanti da partite condizionate da errori arbitrali? Una partita persa a causa di un rigore inesistente suscita indignazione e incazzatura da parte dei tifosi, che si collegano così su SkySport o sulla Rai per ascoltare le opinioni degli "esperti" e le dichiarazione al veleno del mister o del direttore sportivo della propria squadra.
Gli errori arbitrali fanno audience, ed alzano gli incassi pubblicitari: essi rispondono ad una chiara ragione economica.

Tutti i tifosi, soprattutto delle squadre di medio-bassa classifica, devono prendere atto di un deprimente fatto:  per quanto il sistema calcistico italiano appaia in crisi e mal funzionante, caratterizzato come è da una incompetenza arbitrale che non ha paragoni negli altri tornei e da stadi sempre più vuoti e fatiscenti, in realtà funziona perfettamente: le squadre con più tifosi vincono o ottengono buoni risultati, si classificano per le coppe europee, fanno incassare al mondo dei Media una quantità sempre maggiore di milioni di euro.
Chi comanda, le società televisive, ottiene esattamente ciò che vuole.

Pensare che lo status quo possa cambiare è una assoluta utopia. Il Sistema calcio funziona già perfettamente, perchè chi ha interessi economici ha già esattamente ciò che vuole.
L'unica soluzione sarebbe smettere di andare allo stadio, smettere di seguire la propria squadra in TV: ma è una scelta che nessuno di noi credo voglia fare. Così, la nostra passione sportiva (illusa, perchè ripone speranze in un campionato in cui non c'è competizione, in cui tutto è già deciso ad inizio anno) va ad alimentare il Sistema, che la sfrutta come un mezzo di guadagno. 
Sappiatelo.



lunedì 8 aprile 2013

M5S: stipendi "ridotti" a 6mila euro



“Partono tutti incendieri e fieri, e quando arrivano sono tutti pompieri”, cantava Rino Gaetano nel 1980. Parole che si prestano a descrivere la realtà politica di ogni era, non solo degli anni ’80.

Durante la campagna elettorale i candidati del Movimento 5 Stelle avevano annunciato che avrebbero trattenuto soltanto 2500 euro degli oltre 11mila previsti, e che soprattutto avrebbero rinunciato ai 3500 euro di "diaria" (il rimborso spese) se non fossero stati in grado di rendicontare nei dettagli tutte le spese sostenute.

Stamattina, invece, è arrivata l'ufficialità del dietrofront di Beppe Grillo, leader (e "proprietario", è sempre utile ricordarlo) del Movimento: ok a stipendi di 6000 euro, e rimborsi spese anche se non si è in grado di fornire scontrini e ricevute fiscali.

"Ragazzi - dice il Fondatore - l'importante è essere presenti in Parlamento, fare il proprio lavoro onestamente e in modo trasparente. Io non ho mai eccepito sugli stipendi, ma solo sui vitalizi!". 
Dichiarazione che evidenzia una forte contraddizione con quanto annunciato in campagna elettorale.

Uno degli argomenti principali degli elettori del Movimento 5 Stelle, a giustificazione del proprio voto, è stata la mancanza di credibilità dei “vecchi” politici, incapaci di mantenere le promesse elettorali: che sia il caso di cominciare a riservare lo stesso trattamento anche ai nuovi arrivati?



giovedì 4 aprile 2013

Malta prepara un attacco atomico contro l'Italia!



Copio da http://www.you-ng.it/blog/5726-malta-prepara-le-atomiche-contro-l-italia.html, articolo di Giulio Chinappi, di cui condivido perfettamente l'analisi.

Alle ore 4:00 di questa notte, Malta ha annunciato che sta preparando le proprie testate atomiche per lanciarle contro l'Italia. Il piccolo Paese arcipelagico, infatti, non riesce più a sopportare il peso dei profughi che sbarcano sulle proprie coste, ed è pronto a scatenare una guerra nucleare qualora l'Italia non li accetti sul proprio territorio.
Ci avete creduto? Ovviamente no.
Eppure, c'è chi crede davvero che la Corea del Nord sia pronta a scatenare una guerra nucleare contro gli Stati Uniti. Il grado di assurdità della notizia, però, è lo stesso.
Innanzi tutto, nessuna fonte ufficiale nordcoreana afferma che il Paese asiatico sarebbe pronto a scatenare una guerra nucleare contro gli Stati Uniti. La notizia è stata riportata solo dai media occidentali, ed è venuta fuori quando, per via del fuso orario, a Pyongyang erano all'incirca le 4:00 del mattino. Come se, svegliato da un brutto incubo nel cuore della notte, Kim Jong-Um avesse deciso di dichiarare guerra al Paese più guerrafondaio del mondo.
E Kim Jong-Um dovrebbe averne fatti parecchi di sogni, per prendere una decisione del genere. Ad esempio, avrebbe dovuto sognare di avere la tecnologia necessaria per lanciare delle testate nucleari ad almeno 6.000 km di distanza, in Alaska, oppure a 7.300 km, nelle Hawaii. Per raggiungere la città degli Stati Uniti “continentali” più vicina, le testate nucleari avrebbero poi dovuto percorrere 8.200 km, per arrivare a Seattle, oppure 9.000 km per giungere in California. Ma Kim-Jong Um è uno che sogna in grande: colpirà direttamente Washington, il centro del potere, a 11.000 km di distanza.
E così, un piccolo Paese di 24 milioni di abitanti, contro i 313 milioni degli Stati Uniti, e con un PIL 374 volte inferiore a quello statunitense, sarebbe pronto a dichiarare una guerra, per giunta nucleare, contro la prima potenza mondiale dal punto di vista economico e militare. Complimenti a chi ci crede!
Io lo considererò solo l'ennesimo atto di propaganda statunitense, volto a preparare la popolazione alla prossima invasione della Corea del Nord. Bombardati non dal nucleare nordcoreano, ma dalle balle della pseudoinformazione, i cittadini statunitensi saranno così pronti a giustificare una nuova guerra, e con loro anche gli europei.

Giulio Chinappi


Perché dialogare con questo centrodestra è impossibile



Da settimane si susseguono le affermazioni di esponenti del Popolo della Libertà che gridano alla "irresponsabilità" del centrosinistra, che a loro avviso si rifiuta in maniera immotivata di aprire un dialogo con il centodestra.
Due esempi: di questa mattina è l'esternazione di Gabriella Giammanco, deputata del Popolo della Libertà: "A più di un mese dalle elezioni, per l’egocentrismo e l’irresponsabilità di Bersani, ci troviamo in una situazione di stallo e in attesa del lavoro dei ’saggi’ che, a mio parere, portera’ a un nulla di fatto. Serve subito un Governo politico di grande coalizione oppure si vada al voto".
Toni simili da altri esponenti, come Vincenzo Gibiino, senatore: “I troppi niet del Partito democratico sono la causa principale della gravissima situazione di stallo e di non governo del Paese. La concretezza necessaria per combattere la crisi, un esecutivo capace di azioni immediate e mirate, vengono negati agli italiani dal demagogico ed irresponsabile Bersani.”

La posizione del Popolo della Libertà, in sintesi, è che la coalizione di centrosinistra si stia comportando in maniera irresponsabile e demagogica, perseverando in un atteggiamento di immotivata chiusura dovuto a motivazioni riconducibili all’odio personale nei confronti di Silvio Berlusconi. Come se il “no” ad un governo di larghe intese derivasse da un capriccio, da un risentimento emotivo.

Nulla di più lontano dalla realtà. E' innegabile che lo stallo politico sia dovuto anche al rifiuto di collaborazione del Partito Democratico: ma ci sono motivazioni, assolutamente oggettive, che impediscono ai partiti della sinistra (e al loro elettorato) di aprire un qualsiasi dialogo con il Popolo della Libertà.

Non c’è dubbio che in una democrazia parlamentare, soprattutto in momenti di crisi economica come l’attuale, le forze politiche debbano “ammorbidire” le proprie posizioni e giungere alla proposta di riforme condivise: in special modo se dalle urne emerge una quasi parità di consensi (alla Camera, 29,5% coalizione di centrosinistra, 29,1% coalizione di centrodestra).

Questo è ciò che deve avvenire, e di norma avviene (pensiamo al Belgio, in cui non c’è un governo di maggioranza da anni), in circostanze politico-istituzionali normali. 
Il problema, che l’elettorato del centrodestra e i suoi esponenti parlamentari sembrano ignorare, è che in circostanze normali non ci troviamo affatto. Provo a spiegarmi.

In una democrazia ci sono delle regole che vengono prima del consenso elettorale: ci sono dei principi, che trovano manifestazione nelle norme costituzionali e morali, che sono alla base della dialettica politica e costituiscono il presupposto imprescindibile del giusto funzionamento della società. 
Questi principi sono, ad esempio, il rispetto della indipendenza dei poteri dello stato; il riconoscimento dei diritti minimi a tutti i cittadini, a prescindere dall’orientamento politico, morale, sessuale (purché la fruizione di tali diritti non costituisca un pericolo per la società); l’utilizzo delle istituzioni per fini collettivi, e non per interessi personali; la superiorità della legge, cui ci si deve subordinare, senza se e senza ma.

Tutti questi principi, che semplicemente rappresentano il minimo necessario per il corretto funzionamento delle istituzioni, non possono essere alla mercé dei partiti. In altri termini: non sono posizioni politiche, ma qualcosa che viene prima: sono le basi della nostra società. I cittadini, e così i partiti che ne sono l'espressione politica, devono riconoscerli: senza se e senza ma.
Una posizione politica (come quella assunta dal PDL) di negazione di tutti questi principi, è una posizione inaccettabile ed illegittima.

Il rifiuto del Partito Democratico di aprire un confronto con il Popolo della Libertà, cari elettori ed esponenti del centrodestra, non è dovuto (almeno non principalmente) a pregiudizi ideologici o a differenze di vedute in materia di politiche sociali ed economiche: è dovuto al fatto che il Popolo della Libertà si permette di occupare le aule di un tribunale, facendo pericolose pressioni sulla Magistratura e minando il principio della indipendenza del potere giudiziario da quello politico; è dovuto al fatto che il Presidente del partito, Silvio Berlusconi, da anni utilizza le istituzioni per i propri interessi personali, promuovendo leggi favorevoli alle proprie aziende ed utili ad evitare le sentenze nei processi in cui è imputato, di fatto riconoscendosi al di sopra della legge e facendo un uso strumentale delle istituzioni (a proposito: qui trovate tutte le leggi ad personam votate nelle precedenti legislature); è dovuto al fatto che il Popolo della Libertà si rifiuta di riconoscere i diritti minimi a delle minoranze della società, immigrati ed omosessuali, che in quanto esseri umani hanno la piena dignità per ottenerli. 

Fino a quando il Popolo della Libertà si ostinerà a proseguire in questa direzione, impegnando tutte le proprie energie alla difesa personale del proprio capo, subordinando il bene del Paese alla salvezza giudiziaria di Silvio Berlusconi (che deve accettare di essere processato, e rispettare le sentenze, come fa ogni cittadino), si potrà tornare a discutere di economia, di politiche sociali, di Europa, e via dicendo.

Lo diciamo da cittadini italiani, prima ancora che da elettori: fino a quando il Popolo della Libertà non abbandonerà le posizioni eversive che sostiene, eversive perché negatrici di tutta una serie di principi fondamentali della democrazia, non potrà esserci alcun confronto. Mai.